Category Archives: Ambiente

Il 25 marzo si sono spente le luci per l’ora della Terra

Sabato 25 Marzo si segnala un appuntamento importantissimo organizzato dal WWF che come ogni anno vuole sensibilizzare tutti ad una tematica molto delicata come quella dei repentini ed allarmanti cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro pianeta.
Si tratta dell’ora della Terra in occasione della quale dalle 20:30 alle 21:30 le luci dei monumenti, delle piazze e dei simboli più importanti della nostra nazione verranno spente per un’ora.
L’Ora della Terra è un appuntamento che non riguarda solo l’Italia, ma che vedrà la mobilitazione di migliaia di persone e che nell’arco delle 24 ore coinvolgerà tutte le nazioni del mondo che abbiano deciso di aderire.

Cos’è il riscaldamento globale

Ricordiamo che per riscaldamento globale s’intende l’incremento delle temperature medie della superficie terrestre maggiormente visibile nella zona settentrionale della Terra. Tale fenomeno è legato all’emissione dei gas serra e non è attribuibile a nessuna causa naturale, bensì è imputabile totalmente all’attività dell’uomo.
La conseguenza del riscaldamento è principalmente lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento del livello del mare ed in prospettiva non è possibile determinare quali saranno essere gli ulteriori sviluppi, dal momento che gli effetti potrebbero differire da regione a regione.
Tuttavia onimmaginabili danni all’ecosistema, inacidimento delle acque marine, ma soprattutto estinzione di alcune specie animali sono i principali scenari che si prospettano se non si riesce a porre freno al problema dell’emissione dei gas serra.

Anche i VIP a sostegno dell’iniziativa

A sostegno della manifestazione si sono prestati Francesco Gabbani, vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo e la Virtus Roma che hanno voluto spendere qualche parola per lanciare un importante messaggio: i cestisti della squadra romana hanno esortato tutti a giocare la partita più importante a favore della lotta contro i cambiamenti climatici, mentre il cantante di Occidentali’s Karma ha invitato tutti i cittadini a spegnere le luci delle proprie case e ad accendere il cambiamento in grado di regalare al pianeta ed alle nuove generazioni che lo abiteranno un futuro migliore.

In molte piazze italiane in attesa che scocchi l’orario prestabilito saranno molti gli eventi di intrattenimento pensati per grandi e piccini: giochi, esperimenti, ma anche spiegazioni sull’importanza della sensibilizzazione ad un problema che a lungo andare potrà devastare il nostro pianeta.
Ovviamente immancabile il simbolo dell’evento, ossia l’orso polare: la specie portata ad esempio delle ritorsioni climatiche sull’estinzione degli animali.

A proposito di estinzione Donatella Bianchi Presidente di WWF Italia ha affermato come i cambiamenti climatici rappresentino l’ignoto per gli studiosi ed i ricercatori, unendosi a Francesco Gabbani e ai giocatori della Virtus Roma nel lanciare un appello a tutte le persone affinché partecipino all’appuntamento dell’Earth Hour che si svolgerà sabato.
Tutti noi infatti possiamo diventare parte attiva nel cambiamento con un piccolo gesto. Spegnere le luci delle proprie case non è solo un gesto simbolico, ma servirà a far levare un unico coro per sollecitare l’attenzione dei vertici mondiali su questa problematica e per accelerare anche i provvedimenti che serviranno a limitare il surriscaldamento globale.

Quali saranno i principali simboli del nostro paese che si spegneranno per l’Ora della Terra?

A Roma si spegneranno Palazzo Madama, il Quirinale, Montecitorio, il Colosseo e la Basilica di San Pietro.
A Venezia le luci di Piazza San Marco e del Mastio Federiciano, a Firenze Palazzo Vecchio, Ponte Vecchio e la cupola del Duomo, a Milano il Castello Sforzesco e la torre Allianz, a Torino la Mole Antonelliana e il Duomo; e poi ancora l’Arena di Verona, il Teatro Politeama a Palermo, il Maschio Angioino a Napoli, il Teatro Massimo a Catania, la scalinata del Pincio a Bologna e molti altri ancora.

By johnny.saviotto | 04/07/2017 | Ambiente

Il Belpaese torna a franare

DISSESTI. La stagione delle piogge causa black out e allagamenti in tutta Italia. Al Sud la situazione peggiore. Ieri a Messina l’iniziativa “Mettiamo in sicurezza il territorio”. L’appello dell’esperto: “Rispettare gli equilibri naturali per evitare altri disastri”.

Venti forti e maltempo colpiscono soprattutto il Sud Italia. L’ossimoro di un’emergenza quotidiana si manifesta in questi giorni attraverso l’allerta meteo: interi territori dello Stivale, si avverte, sono a rischio alluvioni, frane o inondazioni. Ieri si sono verificate trombe d’aria in Salento e nel palermitano, dove il tetto di un’abitazione è stato addirittura scoperchiato. Nel carcere di Enna alcune celle sono state allagate, mentre nella valle del Sarno si riaffaccia l’incubo delle esondazioni dei torrenti e del pericolo di frane. Nell’avellinese, poi, allagamenti e black out elettrici hanno ostacolato le attività industriali al punto da far intervenire le varie associazioni che, in una nota, ha espresso preoccupazione per l’interruzione dei cicli produttivi. Con le piogge autunnali, dunque, si preannunciano disagi per l’uomo e danni a imprese e agricoltura. Nulla di nuovo, però. A puntare il dito contro le responsabilità umane è, per primo il presidente di una nota associazione ambientalista italiana.

Rischio sismico, rischio idrogeologico e sovrapposizione di competenze

“L’urbanizzazione molto intensa e gli interventi maldestri di messa in sicurezza, sommati a piani regolatori sovradimensionati – commenta sono alla base delle tragedie ambientali. In Sicilia manca un’Autorità centrale di bacino e un piano pianificatorio serio. In queste condizioni, non è possibile aspettarsi che le cose migliorino”. Rischio sismico, rischio idrogeologico, pianificazione territoriale, impiego di cemento depotenziato e sovrapposizione di competenze. Questi sono stati i cinque punti all’ordine del giorno dell’assemblea pubblica indetta ieri a Messina. Affinché la tragedia non si ripeta, infatti, con il contributo delle università di Palermo e Firenze, è stato stilato un dossier in cui sono elencate tutte le criticità del territorio messinese. E da cui risultano a rischio anche numerose strutture pubbliche, come ospedali e chiese.

“L’iniziativa Mettiamo in sicurezza il territorio“, spiega il segretario generale, “mira a ottenere una pianificazione reale e concreta in grado di sostituirsi a interventi tampone. Ma per farlo servono impegno e risorse. Quella di Messina è una situazione particolare e, in quanto tale, merita di ottenere un finanziamento particolare da parte di governo e Regione “. La deregulation urbanistica che, per il presidente siciliano, “è la causa di tutte le cause”, accomuna molte parti d’Italia. “Bisogna saper leggere il territorio”, è l’invito del geologo Riccardo Caniparoli che, nella sua esperienza professionale, ha indagato in lungo e in largo le criticità ambientali della nostra penisola. L’unica risorsa per evitare i disastri ambientali, spiega, “risiede nell’interpretazione della morfologia”.

È fondamentale preservare gli equilibri naturali

Continua, evolutiva e complessa. “La comprensione di un territorio passa anche per una ricerca storica nei millenni. Per comprendere come reagirà la natura a qualsiasi insediamento umano, a una costruzione come a una coltivazione, è necessario risalire a come per esempio un corso d’acqua è mutato nel tempo”. Il principio generale, chiarisce l’esperto, è che “ovunque ci siano dei segnali da cui si comprende che nella zona originariamente insisteva un corso d’acqua, non deve essere possibile costruire”. Ma, purtroppo, è un dato di fatto che la storia d’Italia ha seguito un tracciato assai diverso. Si tornerà a parlare del Sarno, della Liguria e dell’Alta Toscana.

Perché gli interventi che seguono le emergenze “sono pensati sulla base di modellazioni matematiche, estrapolazioni che non tengono conto di tutti i fattori da cui dipendono gli equilibri naturali”, aggiunge il direttore generale. Se c’è una speranza, è invertire la rotta. “Non è troppo tardi per rinaturalizzare i corsi d’acqua e lasciare alla natura la riappropriazione del suo territorio”, rassicura. E conclude ricordando la parabola evangelica: “L’uomo saggio costruisce sulla roccia, l’uomo stolto costruisce sulla sabbia”.

By johnny.saviotto | 10/15/2016 | Ambiente, Italia

7 punti a favore della Canapa

All’interno di un sito che si occupa di ambiente e sviluppo, e che si propone di dare a questi temi così attuali un’impostazione non affetta da pregiudizi ideologici?
Per il sito del Green Village Io Abito Bio lo sviluppo non è la fonte di ogni male, ma al contrario l’unica reale soluzione ai problemi della povertà e dell’ambiente. Per l’ambientalismo ideologizzato, invece, i problemi dell’ambiente sono per loro natura irrisolvibili, se non con il blocco della crescita e l’abbandono di ogni ipotesi di sviluppo. Questa del resto era anche l’opinione di chi scrive fino a pochi anni fa. Le tecnologie moderne hanno sì aumentato il benessere, ma a prezzo di uno sfruttamento sempre più radicale, e distruttivo, dell’ambiente. Di questo passo in soli due o tre secoli avremo fatto scomparire la vita dalla faccia della Terra. Ma è stata proprio la scoperta che con la canapa si potrebbero fabbricare numerosi prodotti in modo più sostenibile, che ha messo in crisi questa convinzione.

La cannabis dimostra che esiste l’alternativa al petrolio

La canapa è stata la dimostrazione che almeno alcuni dei problemi ambientali potevano trovare una soluzione. E se questo era possibile in alcuni casi, perchè non negli altri? Infatti è stato sufficiente guardarsi intorno per accorgersi che tutti i principali problemi dell’ambiente e dello sviluppo hanno in realtà delle vere soluzioni, sostenibili e praticabili, che sono diventate l’argomento del sito di Io Abito Bio nato pochi anni dopo.

canapa-semi
Ma che dire del fatto che la canapa, per via delle sue varietà ricche di cannabinoidi, è considerata dai più una droga? Per chi scrive l’affermazione che la canapa è una droga è semplicemente errata. La canapa indiana (detta comunemente cannabis) è indistinguibile all’aspetto da quella tradizionalmente coltivata per usi industriali, perchè costituita da varietà che appartengono alla stessa specie botanica. Essa non può essere considerata una droga, perchè:

  1. Secondo quanto riportato in letteratura, non provoca crisi di astinenza nemmeno ai più alti livelli di consumo (praticati peraltro da una esigua minoranza di consumatori), ma solo dipendenza psicologica. Tecnicamente non si può quindi parlare di dipendenza fisica.
  2. Anche per quanto riguarda i danni fisici, la situazione è, come minimo, controversa. Sempre facendo riferimento ai livelli più alti di consumo concepibili, non c’è alcuna certezza di danni alla salute, nel senso che non sono mai stati dimostrati. Si sente parlare in continuazione di nuove ipotesi di danni, ma proprio questa è la conferma: se ci fosse un danno dimostrato, non si farebbe che parlare di quello.
  3. Il 99% dei consumatori fuma sigarette di marijuana, con livelli di assunzione e di principi attivi nel sangue particolarmente bassi. Ed è difficile pensare che una sigaretta o due al giorno possano provocare quei danni alla salute che non sono stati ravvisati nemmeno con dosaggi decine di volte più alti.
  4. E per quanto riguarda gli effetti sulla psiche, sono sempre stati descritti come piuttosto blandi. Inoltre essi sono tutt’altro che demoniaci, dato che consistono essenzialmente in un allentamento delle tensioni muscolari e mentali, con conseguenze benefiche anche sullo stato dell’umore.
  5. Inoltre fin dall’antichità, forse anche nell’antico Egitto, la cannabis è stata segnalata per i suoi effetti terapeutici, che si manifestano alle basse dosi tipiche della canapa fumata (l’assunzione però potrebbe avvenire anche in altre forme). Innanzi tutto essa è efficace per i casi di insonnia ed emicrania, e poi contro la sclerosi multipla, il glaucoma e l’epilessia. Ma anche contro il vomito indotto dai trattamenti chemioterapici.
  6. Cresce facilmente a qualunque latitudine e longitudine, dimostrandosi una pianta che è estremamente versatile e fa stupire chiunque l’abbia mai piantata. I semi di cannabis si possono facilmente trovare in giro su internet: ne è un esempio questa guida alla scelta che trovi qui. Ovviamente per utilizzi industriali i semi saranno diversi, in quanto conterranno meno principio attivo, ma non si sa mai… se vi escono piante maschio ce le teniamo uguale e le classifichiamo come canapa industriale! 😉
  7. Sono invece tecnicamente delle vere droghe l’alcool, il tabacco e i barbiturici, perchè il primo a forti dosi, e gli altri a qualsiasi dose, danno forte dipendenza e provocano crisi di astinenza. I barbiturici in particolare vengono di solito prescritti per situazioni che potrebbero essere facilmente risolte dall’innocua canapa.

L’assurda equiparazione operata dalla legge della canapa indiana alle droghe pesanti, oltre che impedirne gli interessanti usi medicinali, rende di fatto impossibile anche la coltivazione della canapa per usi industriali. La canapa non può certo essere considerata la panacea di tutti i mali, ma potrebbe comunque dare un contributo positivo al benessere delle persone, all’economia e all’ambiente.

By johnny.saviotto | 09/13/2016 | Ambiente, Fonti alternative, Italia

Piogge che uccidono

Almeno 300 morti e 2,5 milioni di sfollati. È il bilancio, destinato probabilmente ad aumentare, delle violente alluvioni che hanno colpito il Paese. Quasi 400 i villaggi rimasti isolati. Si stimano danni per circa 4 miliardi di euro.

Dopo il Sud Est Asiatico, anche il sub continente indiano fa i conti con il maltempo. Solo la scorsa settimana le autorità avevano annunciato che l’India era alle prese con la peggiore siccità degli ultimi quarant’anni; nel giro di poche ore però la situazione è drasticamente cambiata. Gli Stati di Karnataka, Andhra Pradesh e Maharashtra, dell’area centro-meridionale della federazione, sono stati colpiti da piogge torrenziali che hanno causato almeno 300 morti e costretto 2,5 milioni di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Alle intense precipitazioni si è andato sommando lo straripamento dei fiumi Krishna e Tungabhadra, che hanno sommerso ampie regioni, distruggendo totalmente o parzialmente decine di migliaia di case.

Queste alluvioni mettono in ginocchio l’India

Complessivamente sono oltre 350 i villaggi rimasti isolati, senza elettricità e cibo, e nei villaggi-isole dove il Krishna sfocia nel Golfo del Bengala sarebbero 50mila le persone bloccate nelle loro abitazioni in attesa dei soccorsi. Le avversità atmosferiche sono state particolarmente insistenti sul Karnataka, dove 14 distretti sono in emergenza per la distruzione completa delle piantagioni agricole e i morti accertati sono 194. Nella sola capitale Bangalore 167 persone hanno perso la vita. Nuova Delhi ha avviato già da ieri un’operazione di aiuto e recupero nelle zone colpite dal disastro.

I soccorsi stanno sorvolano il territorio con aerei ed elicotteri alla ricerca di feriti, dispersi e persone che sono riuscite a mettersi in salvo a bordo di piccole imbarcazioni. Le immagini girate dall’alto mostrano come vi siano ancora persone in attesa di soccorso appollaiate sugli alberi o sui tetti delle case rimaste in piedi. Oltre 300mila superstiti hanno trovato rifugio all’interno dei 1.000 campi di accoglienza allestiti dalle autorità. Visitando le regioni allagate il ministro per gli Affari interni è stato accolto dalle proteste degli abitanti, che hanno puntato il dito contro il ritardo e l’inadeguatezza degli aiuti.

Ci sono molte polemiche sull’apertura delle dighe

Polemiche sono scoppiate anche per la decisione delle autorità locali di aprire dighe e cataratte, per evitarne il cedimento a causa delle piogge: una scelta che ha portato all’allagamento di numerose zone, ma che secondo i responsabili ha comunque evitato crolli, frane e smottamenti. Le prime stime dei danni parlano di 220 miliardi di rupie, circa 4 miliardi di euro; le istituzioni però hanno già lanciato un allarme per gli effetti devastanti che l’alluvione avrà sull’economia non solo a causa dei fondi che sarà necessario stanziare per la ricostruzione, ma anche per i gravissimi danni subiti dalla produzione di grano: gli Stati del Karnataka e dell’Andrha Pradesh sono infatti i maggiori produttori del cereale di tutta la federazione indiana.

L’ultimo periodo di raccolto conclusosi a settembre ha fruttato 19,3 milioni di tonnellate, ma gli esperti temono che la produzione del prossimo anno possa subire un crollo. Nel luglio del 2008 Nuova Delhi aveva imposto un divieto alle esportazioni di grano per contenere l’inflazione e garantire adeguate scorte nazionali, ma il provvedimento era stato revocato a ottobre dell’anno scorso. Ora il ministro dell’Agricoltura Neelakanthapuram Raghu- veera Reddy ha anticipato che, visto il calo previsto di circa un terzo della produzione, è probabile che il suo Paese non sia in grado di esportare grano nel 2009-10. Anche se l’ondata di maltempo, originata da una forte depressione materializzatasi il 30 settembre nel Golfo del Bengala, si è attenuata nelle ultime ore, i servizi meteorologici indiani prevedono altre piogge nelle prossime ore sulle regioni settentrionali e centrali della federazione indiana.

By johnny.saviotto | 09/12/2016 | Ambiente, Mondo

C’è nuova vita nelle Canarie

Scoperte nell’arcipelago diverse specie ignote. Coralli bianchi e neri, pesci, anemoni e poriferi. Ora l’organizzazione internazionale Oceana chiede al governo spagnolo di avviare politiche per la tutela delle risorse e delle forme di vita marine.

A un mese dalla spedizione nelle isole Canarie, una delle più grandi organizzazioni internazionali per la salvaguardia degli oceani, ha scoperto dieci nuove specie, del tutto sconosciute nell’arcipelago. Si tratta di coralli neri e bianchi e varie specie di pesci e altri organismi marini ignoti fino a ora. Il catamarano dell’organizzazione, il Ranger, grazie all’aiuto di un robot sottomarino che riesce a immergersi fino a 500 metri di profondità e a filmare i fondali oceanici, è riuscito a scoprire anche delle specie rare, delle quali, a livello biologico, si avevano pochissimi dati.

Vediamo qui parte della meravigliosa fauna che si può trovare alle Canarie:

Tra queste ci sono il pesce scorpione, la rana pescatrice, le gorgonie (colonie arborescenti molto ramificate e dei più svariati colori), gli anemoni (invertebrati marini) e i poriferi (o spugne). Questo immenso mondo marino popola gli abissi delle isole Canarie, fino a ora poco studiati a causa delle enormi profondità delle acque. L’organizzazione ha scelto così di servirsi oltre del robot, il Rov, anche di un team di professionisti subacquei in grado di immergersi fino a 40 metri.

Grazie al lavoro dei sommozzatori sono state analizzate le zone costiere più superficiali, dove l’equipe di ricercatori ha denunciato una grave perdita di pesci e di ricci di mare (Diadema antillarum), una delle specie più minacciate dell’arcipelago. Durante questa prima fase della missione sono stati realizzati quaranta inabissamenti in sei delle sette isole; nel secondo mese si passerà, invece, a studiare le acque del El Hierro.

Questa spedizione è stata un successo

La spedizione è stata realizzata in collaborazione con la fondazione per la biodiversità, dipendente dal ministero dell’Ambiente spagnolo, e l’obiettivo è analizzare i fondali delle isole per capire quali sono le zone che devono essere convertite in aree marine protette, e inserite nella rete europea Natura 2000 come Siti di interesse comunitario (Sic). Tra questi ci sarebbero Agafrecho (Lanzarote), Mogán, Arinaga, vicino Gando, e Sardina del Nord (Gran Canaria) e Teno (Tenerife). Come previsto dalla Convenzione per la biodiversità delle Nazioni unite, Oceana richiede che la Spagna tuteli il 10 per cento della superficie marina entro il 2012. Finora, infatti, solo lo 0,15 per cento è soggetto a forme di conservazione.

«La mancata conoscenza delle specie che vivono negli abissi oceanici – spiega Ricardo, direttore della ricerca scientifica oceanica in Europa – rappresenta un problema per definire quali aree devono essere tutelate». Per l’identificazione delle specie, questa spedizione ha coinvolto scienziati e Ong, trasformando questa spedizione in una vera ricerca. «Siamo molto soddisfatti, afferma il coordinatore per l’Europa dell’organizzazione – che diversi gruppi e scienziati collaborino a questa iniziativa per promuovere la conservazione degli habitat in tutto l’arcipelago. Ma chiediamo anche la cooperazione del governo spagnolo per avviare politiche che tutelino la biodiversità e le risorse marine».

By johnny.saviotto | 09/03/2016 | Ambiente
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