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La Germania mette il turbo all’ambiente col motore elettrico

Un milione di auto alimentate a batteria entro il 2020: è ambiziosa l’ultima sfida ecologista lanciata dal governo uscente di Berlino. Il piano prevede incentivi per l’acquisto dei veicoli e lo sviluppo della ricerca nel settore

Un milione di auto elettriche su strada entro il 2020: è questa l’ultima sfida lanciata dal governo uscente di Angela Merkel per rilanciare il settore dell’auto in Germania. L’ambizioso obiettivo è stato annunciato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri tedesco nell’ambito del varo del “Piano nazionale per lo sviluppo dell’elettromobilità”, vero e proprio programma di azione governativo per adattare il futuro del mercato automobilistico nazionale alle nuove sfide che la ricerca di fonti energetiche alternative al petrolio sta imponendo alla mobilità. Nello specifico, oltre allo sviluppo di una rete di stazioni di rifornimento elettriche in tutta la nazione, il piano prevede un programma di incentivi per l’acquisto di 100mila auto elettriche, che andrà a completare i 500 milioni di euro stanziati per la ricerca nel settore. In totale saranno spesi 115 milioni di euro per introdurre le vetture a livello re gionale mentre altri 170 milioni saranno destinati alla ricerca tecnologica sul sistema di alimentazione delle automobili così come sulla formazione di tecnici specializzati.

Finanziare la ricerca e potenziare le infrastrutture

Dalle batterie al sistema di ricarica delle autovetture elettriche, sembra infatti essere questa la priorità del governo della cancelliera per non far perdere alla Germania il treno del mercato. «Non è ancora chiaro l’ammontare degli incentivi previsti» ha affermato il ministro dell’Economia, giustificando così la mancanza di un budget preciso per gli aiuti agli acquirenti. «Prima è necessario finanziare la ricerca e potenziare le infrastrutture in quanto gli incentivi all’acquisto hanno senso solo se sono sostenibili a livello di budget e le infrastrutture sono sufficientemente mature». In particolare, secondo il ministro tedesco, è sull’evoluzione delle batterie al litio che deve puntare l’industria tedesca: «Queste batterie sono ancora troppo pesanti, hanno poca autonomia e costano troppo, tra 10mila e 15mila euro ognuna», ha dichiarato il ministro incoraggiando la nascita di una produzione nazionale che svincoli la Germania dalla dipendenza dai Paesi asiatici, attualmente all’avanguardia nel settore. Una presa di coscienza che, per non risultare già tardiva, dovrà necessariamente essere accompagnata dall’impegno congiunto di tutti i protagonisti del settore se si considera che le stime del governo di Berlino indicano nel 2015 l’anno in cui i costruttori tedeschi saranno pronti a immettere sul mercato i primi modelli.

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I consumatori vogliono un incentivo per passare alla macchina elettrica

Dal canto loro, gli ambientalisti, se da un lato non possono che apprezzare gli sforzi governativi per una svolta verso un’industria automobilistica a basso impatto ambientale, dall’altro chiedono garanzie sull’effettiva fattibilità finanziaria del piano, invitando il governo a preventivare da subito un bonus di 5.000 euro per i consumatori che sceglieranno di passare all’auto elettrica. Intanto, a conferma che il futuro delle auto, tedesche e non so lo, è sempre più legato all’elettricità, Bmw ha annunciato la creazione del nuovo brand Megacity che prevede già una propulsione completamente elettrica, mentre dalla Honda alla Renault, dalla Volvo alla Chrysler, si susseguono gli annunci della presentazione di nuovi modelli basati su questo tipo di alimentazione. Intanto, e in attesa di scoprire i veicoli del futuro, il Salone dell’auto di Francoforte si appresta a presentare la nuova versione elettrica: così, nell’anno dei festeggiamenti per il ventennale della caduta del Muro di Berlino, anche la macchina simbolo della vecchia Germania dell’Est potrà guardare verso il futuro e non più solo al passato.

By johnny.saviotto | 10/02/2016 | Fonti alternative, Germania

7 punti a favore della Canapa

All’interno di un sito che si occupa di ambiente e sviluppo, e che si propone di dare a questi temi così attuali un’impostazione non affetta da pregiudizi ideologici?
Per il sito del Green Village Io Abito Bio lo sviluppo non è la fonte di ogni male, ma al contrario l’unica reale soluzione ai problemi della povertà e dell’ambiente. Per l’ambientalismo ideologizzato, invece, i problemi dell’ambiente sono per loro natura irrisolvibili, se non con il blocco della crescita e l’abbandono di ogni ipotesi di sviluppo. Questa del resto era anche l’opinione di chi scrive fino a pochi anni fa. Le tecnologie moderne hanno sì aumentato il benessere, ma a prezzo di uno sfruttamento sempre più radicale, e distruttivo, dell’ambiente. Di questo passo in soli due o tre secoli avremo fatto scomparire la vita dalla faccia della Terra. Ma è stata proprio la scoperta che con la canapa si potrebbero fabbricare numerosi prodotti in modo più sostenibile, che ha messo in crisi questa convinzione.

La cannabis dimostra che esiste l’alternativa al petrolio

La canapa è stata la dimostrazione che almeno alcuni dei problemi ambientali potevano trovare una soluzione. E se questo era possibile in alcuni casi, perchè non negli altri? Infatti è stato sufficiente guardarsi intorno per accorgersi che tutti i principali problemi dell’ambiente e dello sviluppo hanno in realtà delle vere soluzioni, sostenibili e praticabili, che sono diventate l’argomento del sito di Io Abito Bio nato pochi anni dopo.

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Ma che dire del fatto che la canapa, per via delle sue varietà ricche di cannabinoidi, è considerata dai più una droga? Per chi scrive l’affermazione che la canapa è una droga è semplicemente errata. La canapa indiana (detta comunemente cannabis) è indistinguibile all’aspetto da quella tradizionalmente coltivata per usi industriali, perchè costituita da varietà che appartengono alla stessa specie botanica. Essa non può essere considerata una droga, perchè:

  1. Secondo quanto riportato in letteratura, non provoca crisi di astinenza nemmeno ai più alti livelli di consumo (praticati peraltro da una esigua minoranza di consumatori), ma solo dipendenza psicologica. Tecnicamente non si può quindi parlare di dipendenza fisica.
  2. Anche per quanto riguarda i danni fisici, la situazione è, come minimo, controversa. Sempre facendo riferimento ai livelli più alti di consumo concepibili, non c’è alcuna certezza di danni alla salute, nel senso che non sono mai stati dimostrati. Si sente parlare in continuazione di nuove ipotesi di danni, ma proprio questa è la conferma: se ci fosse un danno dimostrato, non si farebbe che parlare di quello.
  3. Il 99% dei consumatori fuma sigarette di marijuana, con livelli di assunzione e di principi attivi nel sangue particolarmente bassi. Ed è difficile pensare che una sigaretta o due al giorno possano provocare quei danni alla salute che non sono stati ravvisati nemmeno con dosaggi decine di volte più alti.
  4. E per quanto riguarda gli effetti sulla psiche, sono sempre stati descritti come piuttosto blandi. Inoltre essi sono tutt’altro che demoniaci, dato che consistono essenzialmente in un allentamento delle tensioni muscolari e mentali, con conseguenze benefiche anche sullo stato dell’umore.
  5. Inoltre fin dall’antichità, forse anche nell’antico Egitto, la cannabis è stata segnalata per i suoi effetti terapeutici, che si manifestano alle basse dosi tipiche della canapa fumata (l’assunzione però potrebbe avvenire anche in altre forme). Innanzi tutto essa è efficace per i casi di insonnia ed emicrania, e poi contro la sclerosi multipla, il glaucoma e l’epilessia. Ma anche contro il vomito indotto dai trattamenti chemioterapici.
  6. Cresce facilmente a qualunque latitudine e longitudine, dimostrandosi una pianta che è estremamente versatile e fa stupire chiunque l’abbia mai piantata. I semi di cannabis si possono facilmente trovare in giro su internet: ne è un esempio questa guida alla scelta che trovi qui. Ovviamente per utilizzi industriali i semi saranno diversi, in quanto conterranno meno principio attivo, ma non si sa mai… se vi escono piante maschio ce le teniamo uguale e le classifichiamo come canapa industriale! 😉
  7. Sono invece tecnicamente delle vere droghe l’alcool, il tabacco e i barbiturici, perchè il primo a forti dosi, e gli altri a qualsiasi dose, danno forte dipendenza e provocano crisi di astinenza. I barbiturici in particolare vengono di solito prescritti per situazioni che potrebbero essere facilmente risolte dall’innocua canapa.

L’assurda equiparazione operata dalla legge della canapa indiana alle droghe pesanti, oltre che impedirne gli interessanti usi medicinali, rende di fatto impossibile anche la coltivazione della canapa per usi industriali. La canapa non può certo essere considerata la panacea di tutti i mali, ma potrebbe comunque dare un contributo positivo al benessere delle persone, all’economia e all’ambiente.

By johnny.saviotto | 09/13/2016 | Ambiente, Fonti alternative, Italia