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Il Belpaese torna a franare

DISSESTI. La stagione delle piogge causa black out e allagamenti in tutta Italia. Al Sud la situazione peggiore. Ieri a Messina l’iniziativa “Mettiamo in sicurezza il territorio”. L’appello dell’esperto: “Rispettare gli equilibri naturali per evitare altri disastri”.

Venti forti e maltempo colpiscono soprattutto il Sud Italia. L’ossimoro di un’emergenza quotidiana si manifesta in questi giorni attraverso l’allerta meteo: interi territori dello Stivale, si avverte, sono a rischio alluvioni, frane o inondazioni. Ieri si sono verificate trombe d’aria in Salento e nel palermitano, dove il tetto di un’abitazione è stato addirittura scoperchiato. Nel carcere di Enna alcune celle sono state allagate, mentre nella valle del Sarno si riaffaccia l’incubo delle esondazioni dei torrenti e del pericolo di frane. Nell’avellinese, poi, allagamenti e black out elettrici hanno ostacolato le attività industriali al punto da far intervenire le varie associazioni che, in una nota, ha espresso preoccupazione per l’interruzione dei cicli produttivi. Con le piogge autunnali, dunque, si preannunciano disagi per l’uomo e danni a imprese e agricoltura. Nulla di nuovo, però. A puntare il dito contro le responsabilità umane è, per primo il presidente di una nota associazione ambientalista italiana.

Rischio sismico, rischio idrogeologico e sovrapposizione di competenze

“L’urbanizzazione molto intensa e gli interventi maldestri di messa in sicurezza, sommati a piani regolatori sovradimensionati – commenta sono alla base delle tragedie ambientali. In Sicilia manca un’Autorità centrale di bacino e un piano pianificatorio serio. In queste condizioni, non è possibile aspettarsi che le cose migliorino”. Rischio sismico, rischio idrogeologico, pianificazione territoriale, impiego di cemento depotenziato e sovrapposizione di competenze. Questi sono stati i cinque punti all’ordine del giorno dell’assemblea pubblica indetta ieri a Messina. Affinché la tragedia non si ripeta, infatti, con il contributo delle università di Palermo e Firenze, è stato stilato un dossier in cui sono elencate tutte le criticità del territorio messinese. E da cui risultano a rischio anche numerose strutture pubbliche, come ospedali e chiese.

“L’iniziativa Mettiamo in sicurezza il territorio“, spiega il segretario generale, “mira a ottenere una pianificazione reale e concreta in grado di sostituirsi a interventi tampone. Ma per farlo servono impegno e risorse. Quella di Messina è una situazione particolare e, in quanto tale, merita di ottenere un finanziamento particolare da parte di governo e Regione “. La deregulation urbanistica che, per il presidente siciliano, “è la causa di tutte le cause”, accomuna molte parti d’Italia. “Bisogna saper leggere il territorio”, è l’invito del geologo Riccardo Caniparoli che, nella sua esperienza professionale, ha indagato in lungo e in largo le criticità ambientali della nostra penisola. L’unica risorsa per evitare i disastri ambientali, spiega, “risiede nell’interpretazione della morfologia”.

È fondamentale preservare gli equilibri naturali

Continua, evolutiva e complessa. “La comprensione di un territorio passa anche per una ricerca storica nei millenni. Per comprendere come reagirà la natura a qualsiasi insediamento umano, a una costruzione come a una coltivazione, è necessario risalire a come per esempio un corso d’acqua è mutato nel tempo”. Il principio generale, chiarisce l’esperto, è che “ovunque ci siano dei segnali da cui si comprende che nella zona originariamente insisteva un corso d’acqua, non deve essere possibile costruire”. Ma, purtroppo, è un dato di fatto che la storia d’Italia ha seguito un tracciato assai diverso. Si tornerà a parlare del Sarno, della Liguria e dell’Alta Toscana.

Perché gli interventi che seguono le emergenze “sono pensati sulla base di modellazioni matematiche, estrapolazioni che non tengono conto di tutti i fattori da cui dipendono gli equilibri naturali”, aggiunge il direttore generale. Se c’è una speranza, è invertire la rotta. “Non è troppo tardi per rinaturalizzare i corsi d’acqua e lasciare alla natura la riappropriazione del suo territorio”, rassicura. E conclude ricordando la parabola evangelica: “L’uomo saggio costruisce sulla roccia, l’uomo stolto costruisce sulla sabbia”.

By johnny.saviotto | 10/15/2016 | Ambiente, Italia

7 punti a favore della Canapa

All’interno di un sito che si occupa di ambiente e sviluppo, e che si propone di dare a questi temi così attuali un’impostazione non affetta da pregiudizi ideologici?
Per il sito del Green Village Io Abito Bio lo sviluppo non è la fonte di ogni male, ma al contrario l’unica reale soluzione ai problemi della povertà e dell’ambiente. Per l’ambientalismo ideologizzato, invece, i problemi dell’ambiente sono per loro natura irrisolvibili, se non con il blocco della crescita e l’abbandono di ogni ipotesi di sviluppo. Questa del resto era anche l’opinione di chi scrive fino a pochi anni fa. Le tecnologie moderne hanno sì aumentato il benessere, ma a prezzo di uno sfruttamento sempre più radicale, e distruttivo, dell’ambiente. Di questo passo in soli due o tre secoli avremo fatto scomparire la vita dalla faccia della Terra. Ma è stata proprio la scoperta che con la canapa si potrebbero fabbricare numerosi prodotti in modo più sostenibile, che ha messo in crisi questa convinzione.

La cannabis dimostra che esiste l’alternativa al petrolio

La canapa è stata la dimostrazione che almeno alcuni dei problemi ambientali potevano trovare una soluzione. E se questo era possibile in alcuni casi, perchè non negli altri? Infatti è stato sufficiente guardarsi intorno per accorgersi che tutti i principali problemi dell’ambiente e dello sviluppo hanno in realtà delle vere soluzioni, sostenibili e praticabili, che sono diventate l’argomento del sito di Io Abito Bio nato pochi anni dopo.

canapa-semi
Ma che dire del fatto che la canapa, per via delle sue varietà ricche di cannabinoidi, è considerata dai più una droga? Per chi scrive l’affermazione che la canapa è una droga è semplicemente errata. La canapa indiana (detta comunemente cannabis) è indistinguibile all’aspetto da quella tradizionalmente coltivata per usi industriali, perchè costituita da varietà che appartengono alla stessa specie botanica. Essa non può essere considerata una droga, perchè:

  1. Secondo quanto riportato in letteratura, non provoca crisi di astinenza nemmeno ai più alti livelli di consumo (praticati peraltro da una esigua minoranza di consumatori), ma solo dipendenza psicologica. Tecnicamente non si può quindi parlare di dipendenza fisica.
  2. Anche per quanto riguarda i danni fisici, la situazione è, come minimo, controversa. Sempre facendo riferimento ai livelli più alti di consumo concepibili, non c’è alcuna certezza di danni alla salute, nel senso che non sono mai stati dimostrati. Si sente parlare in continuazione di nuove ipotesi di danni, ma proprio questa è la conferma: se ci fosse un danno dimostrato, non si farebbe che parlare di quello.
  3. Il 99% dei consumatori fuma sigarette di marijuana, con livelli di assunzione e di principi attivi nel sangue particolarmente bassi. Ed è difficile pensare che una sigaretta o due al giorno possano provocare quei danni alla salute che non sono stati ravvisati nemmeno con dosaggi decine di volte più alti.
  4. E per quanto riguarda gli effetti sulla psiche, sono sempre stati descritti come piuttosto blandi. Inoltre essi sono tutt’altro che demoniaci, dato che consistono essenzialmente in un allentamento delle tensioni muscolari e mentali, con conseguenze benefiche anche sullo stato dell’umore.
  5. Inoltre fin dall’antichità, forse anche nell’antico Egitto, la cannabis è stata segnalata per i suoi effetti terapeutici, che si manifestano alle basse dosi tipiche della canapa fumata (l’assunzione però potrebbe avvenire anche in altre forme). Innanzi tutto essa è efficace per i casi di insonnia ed emicrania, e poi contro la sclerosi multipla, il glaucoma e l’epilessia. Ma anche contro il vomito indotto dai trattamenti chemioterapici.
  6. Cresce facilmente a qualunque latitudine e longitudine, dimostrandosi una pianta che è estremamente versatile e fa stupire chiunque l’abbia mai piantata. I semi di cannabis si possono facilmente trovare in giro su internet: ne è un esempio questa guida alla scelta che trovi qui. Ovviamente per utilizzi industriali i semi saranno diversi, in quanto conterranno meno principio attivo, ma non si sa mai… se vi escono piante maschio ce le teniamo uguale e le classifichiamo come canapa industriale! 😉
  7. Sono invece tecnicamente delle vere droghe l’alcool, il tabacco e i barbiturici, perchè il primo a forti dosi, e gli altri a qualsiasi dose, danno forte dipendenza e provocano crisi di astinenza. I barbiturici in particolare vengono di solito prescritti per situazioni che potrebbero essere facilmente risolte dall’innocua canapa.

L’assurda equiparazione operata dalla legge della canapa indiana alle droghe pesanti, oltre che impedirne gli interessanti usi medicinali, rende di fatto impossibile anche la coltivazione della canapa per usi industriali. La canapa non può certo essere considerata la panacea di tutti i mali, ma potrebbe comunque dare un contributo positivo al benessere delle persone, all’economia e all’ambiente.

By johnny.saviotto | 09/13/2016 | Ambiente, Fonti alternative, Italia