C’è nuova vita nelle Canarie

By johnny.saviotto | 09/03/2016 | Ambiente

Scoperte nell’arcipelago diverse specie ignote. Coralli bianchi e neri, pesci, anemoni e poriferi. Ora l’organizzazione internazionale Oceana chiede al governo spagnolo di avviare politiche per la tutela delle risorse e delle forme di vita marine.

A un mese dalla spedizione nelle isole Canarie, una delle più grandi organizzazioni internazionali per la salvaguardia degli oceani, ha scoperto dieci nuove specie, del tutto sconosciute nell’arcipelago. Si tratta di coralli neri e bianchi e varie specie di pesci e altri organismi marini ignoti fino a ora. Il catamarano dell’organizzazione, il Ranger, grazie all’aiuto di un robot sottomarino che riesce a immergersi fino a 500 metri di profondità e a filmare i fondali oceanici, è riuscito a scoprire anche delle specie rare, delle quali, a livello biologico, si avevano pochissimi dati.

Vediamo qui parte della meravigliosa fauna che si può trovare alle Canarie:

Tra queste ci sono il pesce scorpione, la rana pescatrice, le gorgonie (colonie arborescenti molto ramificate e dei più svariati colori), gli anemoni (invertebrati marini) e i poriferi (o spugne). Questo immenso mondo marino popola gli abissi delle isole Canarie, fino a ora poco studiati a causa delle enormi profondità delle acque. L’organizzazione ha scelto così di servirsi oltre del robot, il Rov, anche di un team di professionisti subacquei in grado di immergersi fino a 40 metri.

Grazie al lavoro dei sommozzatori sono state analizzate le zone costiere più superficiali, dove l’equipe di ricercatori ha denunciato una grave perdita di pesci e di ricci di mare (Diadema antillarum), una delle specie più minacciate dell’arcipelago. Durante questa prima fase della missione sono stati realizzati quaranta inabissamenti in sei delle sette isole; nel secondo mese si passerà, invece, a studiare le acque del El Hierro.

Questa spedizione è stata un successo

La spedizione è stata realizzata in collaborazione con la fondazione per la biodiversità, dipendente dal ministero dell’Ambiente spagnolo, e l’obiettivo è analizzare i fondali delle isole per capire quali sono le zone che devono essere convertite in aree marine protette, e inserite nella rete europea Natura 2000 come Siti di interesse comunitario (Sic). Tra questi ci sarebbero Agafrecho (Lanzarote), Mogán, Arinaga, vicino Gando, e Sardina del Nord (Gran Canaria) e Teno (Tenerife). Come previsto dalla Convenzione per la biodiversità delle Nazioni unite, Oceana richiede che la Spagna tuteli il 10 per cento della superficie marina entro il 2012. Finora, infatti, solo lo 0,15 per cento è soggetto a forme di conservazione.

«La mancata conoscenza delle specie che vivono negli abissi oceanici – spiega Ricardo, direttore della ricerca scientifica oceanica in Europa – rappresenta un problema per definire quali aree devono essere tutelate». Per l’identificazione delle specie, questa spedizione ha coinvolto scienziati e Ong, trasformando questa spedizione in una vera ricerca. «Siamo molto soddisfatti, afferma il coordinatore per l’Europa dell’organizzazione – che diversi gruppi e scienziati collaborino a questa iniziativa per promuovere la conservazione degli habitat in tutto l’arcipelago. Ma chiediamo anche la cooperazione del governo spagnolo per avviare politiche che tutelino la biodiversità e le risorse marine».

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