Il Belpaese torna a franare

By johnny.saviotto | 10/15/2016 | Ambiente, Italia

DISSESTI. La stagione delle piogge causa black out e allagamenti in tutta Italia. Al Sud la situazione peggiore. Ieri a Messina l’iniziativa “Mettiamo in sicurezza il territorio”. L’appello dell’esperto: “Rispettare gli equilibri naturali per evitare altri disastri”.

Venti forti e maltempo colpiscono soprattutto il Sud Italia. L’ossimoro di un’emergenza quotidiana si manifesta in questi giorni attraverso l’allerta meteo: interi territori dello Stivale, si avverte, sono a rischio alluvioni, frane o inondazioni. Ieri si sono verificate trombe d’aria in Salento e nel palermitano, dove il tetto di un’abitazione è stato addirittura scoperchiato. Nel carcere di Enna alcune celle sono state allagate, mentre nella valle del Sarno si riaffaccia l’incubo delle esondazioni dei torrenti e del pericolo di frane. Nell’avellinese, poi, allagamenti e black out elettrici hanno ostacolato le attività industriali al punto da far intervenire le varie associazioni che, in una nota, ha espresso preoccupazione per l’interruzione dei cicli produttivi. Con le piogge autunnali, dunque, si preannunciano disagi per l’uomo e danni a imprese e agricoltura. Nulla di nuovo, però. A puntare il dito contro le responsabilità umane è, per primo il presidente di una nota associazione ambientalista italiana.

Rischio sismico, rischio idrogeologico e sovrapposizione di competenze

“L’urbanizzazione molto intensa e gli interventi maldestri di messa in sicurezza, sommati a piani regolatori sovradimensionati – commenta sono alla base delle tragedie ambientali. In Sicilia manca un’Autorità centrale di bacino e un piano pianificatorio serio. In queste condizioni, non è possibile aspettarsi che le cose migliorino”. Rischio sismico, rischio idrogeologico, pianificazione territoriale, impiego di cemento depotenziato e sovrapposizione di competenze. Questi sono stati i cinque punti all’ordine del giorno dell’assemblea pubblica indetta ieri a Messina. Affinché la tragedia non si ripeta, infatti, con il contributo delle università di Palermo e Firenze, è stato stilato un dossier in cui sono elencate tutte le criticità del territorio messinese. E da cui risultano a rischio anche numerose strutture pubbliche, come ospedali e chiese.

“L’iniziativa Mettiamo in sicurezza il territorio“, spiega il segretario generale, “mira a ottenere una pianificazione reale e concreta in grado di sostituirsi a interventi tampone. Ma per farlo servono impegno e risorse. Quella di Messina è una situazione particolare e, in quanto tale, merita di ottenere un finanziamento particolare da parte di governo e Regione “. La deregulation urbanistica che, per il presidente siciliano, “è la causa di tutte le cause”, accomuna molte parti d’Italia. “Bisogna saper leggere il territorio”, è l’invito del geologo Riccardo Caniparoli che, nella sua esperienza professionale, ha indagato in lungo e in largo le criticità ambientali della nostra penisola. L’unica risorsa per evitare i disastri ambientali, spiega, “risiede nell’interpretazione della morfologia”.

È fondamentale preservare gli equilibri naturali

Continua, evolutiva e complessa. “La comprensione di un territorio passa anche per una ricerca storica nei millenni. Per comprendere come reagirà la natura a qualsiasi insediamento umano, a una costruzione come a una coltivazione, è necessario risalire a come per esempio un corso d’acqua è mutato nel tempo”. Il principio generale, chiarisce l’esperto, è che “ovunque ci siano dei segnali da cui si comprende che nella zona originariamente insisteva un corso d’acqua, non deve essere possibile costruire”. Ma, purtroppo, è un dato di fatto che la storia d’Italia ha seguito un tracciato assai diverso. Si tornerà a parlare del Sarno, della Liguria e dell’Alta Toscana.

Perché gli interventi che seguono le emergenze “sono pensati sulla base di modellazioni matematiche, estrapolazioni che non tengono conto di tutti i fattori da cui dipendono gli equilibri naturali”, aggiunge il direttore generale. Se c’è una speranza, è invertire la rotta. “Non è troppo tardi per rinaturalizzare i corsi d’acqua e lasciare alla natura la riappropriazione del suo territorio”, rassicura. E conclude ricordando la parabola evangelica: “L’uomo saggio costruisce sulla roccia, l’uomo stolto costruisce sulla sabbia”.