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Piogge che uccidono

Almeno 300 morti e 2,5 milioni di sfollati. È il bilancio, destinato probabilmente ad aumentare, delle violente alluvioni che hanno colpito il Paese. Quasi 400 i villaggi rimasti isolati. Si stimano danni per circa 4 miliardi di euro.

Dopo il Sud Est Asiatico, anche il sub continente indiano fa i conti con il maltempo. Solo la scorsa settimana le autorità avevano annunciato che l’India era alle prese con la peggiore siccità degli ultimi quarant’anni; nel giro di poche ore però la situazione è drasticamente cambiata. Gli Stati di Karnataka, Andhra Pradesh e Maharashtra, dell’area centro-meridionale della federazione, sono stati colpiti da piogge torrenziali che hanno causato almeno 300 morti e costretto 2,5 milioni di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Alle intense precipitazioni si è andato sommando lo straripamento dei fiumi Krishna e Tungabhadra, che hanno sommerso ampie regioni, distruggendo totalmente o parzialmente decine di migliaia di case.

Queste alluvioni mettono in ginocchio l’India

Complessivamente sono oltre 350 i villaggi rimasti isolati, senza elettricità e cibo, e nei villaggi-isole dove il Krishna sfocia nel Golfo del Bengala sarebbero 50mila le persone bloccate nelle loro abitazioni in attesa dei soccorsi. Le avversità atmosferiche sono state particolarmente insistenti sul Karnataka, dove 14 distretti sono in emergenza per la distruzione completa delle piantagioni agricole e i morti accertati sono 194. Nella sola capitale Bangalore 167 persone hanno perso la vita. Nuova Delhi ha avviato già da ieri un’operazione di aiuto e recupero nelle zone colpite dal disastro.

I soccorsi stanno sorvolano il territorio con aerei ed elicotteri alla ricerca di feriti, dispersi e persone che sono riuscite a mettersi in salvo a bordo di piccole imbarcazioni. Le immagini girate dall’alto mostrano come vi siano ancora persone in attesa di soccorso appollaiate sugli alberi o sui tetti delle case rimaste in piedi. Oltre 300mila superstiti hanno trovato rifugio all’interno dei 1.000 campi di accoglienza allestiti dalle autorità. Visitando le regioni allagate il ministro per gli Affari interni è stato accolto dalle proteste degli abitanti, che hanno puntato il dito contro il ritardo e l’inadeguatezza degli aiuti.

Ci sono molte polemiche sull’apertura delle dighe

Polemiche sono scoppiate anche per la decisione delle autorità locali di aprire dighe e cataratte, per evitarne il cedimento a causa delle piogge: una scelta che ha portato all’allagamento di numerose zone, ma che secondo i responsabili ha comunque evitato crolli, frane e smottamenti. Le prime stime dei danni parlano di 220 miliardi di rupie, circa 4 miliardi di euro; le istituzioni però hanno già lanciato un allarme per gli effetti devastanti che l’alluvione avrà sull’economia non solo a causa dei fondi che sarà necessario stanziare per la ricostruzione, ma anche per i gravissimi danni subiti dalla produzione di grano: gli Stati del Karnataka e dell’Andrha Pradesh sono infatti i maggiori produttori del cereale di tutta la federazione indiana.

L’ultimo periodo di raccolto conclusosi a settembre ha fruttato 19,3 milioni di tonnellate, ma gli esperti temono che la produzione del prossimo anno possa subire un crollo. Nel luglio del 2008 Nuova Delhi aveva imposto un divieto alle esportazioni di grano per contenere l’inflazione e garantire adeguate scorte nazionali, ma il provvedimento era stato revocato a ottobre dell’anno scorso. Ora il ministro dell’Agricoltura Neelakanthapuram Raghu- veera Reddy ha anticipato che, visto il calo previsto di circa un terzo della produzione, è probabile che il suo Paese non sia in grado di esportare grano nel 2009-10. Anche se l’ondata di maltempo, originata da una forte depressione materializzatasi il 30 settembre nel Golfo del Bengala, si è attenuata nelle ultime ore, i servizi meteorologici indiani prevedono altre piogge nelle prossime ore sulle regioni settentrionali e centrali della federazione indiana.

By johnny.saviotto | 09/12/2016 | Ambiente, Mondo